Guida realizzata dall’utente: Tyco

Data di prima pubblicazione: 20 Luglio 2015

Ultima revisione: 13 Ottobre 2019

In Italia c’è da sempre una fobia verso i fornelli elettrici in generale. Questa preoccupazione è sproporzionata, perché l’energia usata per i fornelli, sia a gas che elettrici, è una piccola percentuale del consumo energetico totale di casa (riscaldamento, acqua calda, elettricità), che raggiunge tranquillamente cifre di 2000 € all’anno.

Per una famiglia di 3-4 persone il consumo annuale del piano a induzione si attesta intorno ai 350kWh, che comporta una spesa di solo:77€ all’anno, 6,4€ al mese! (Con 0,22€/kWh)

oppure:

87,5€ all’anno, 7,3€ al mese! (Con 0,25€/kWh)

Il consumo medio di gas in cucina per una famiglia di 4 persone è di 80-100 Smc/anno, per un costo di 64-80€ (a 0,8 €/mc con IVA).

Quindi in soldi si spende appena più di quanto si spende in mc di gas metano!

Preso dalla curiosità di sapere quanta corrente effettivamente consumo per i fornelli, ho montato un contatore dedicato per il piano cottura, ed il consumo che ho misurato è sorprendentemente basso

Anche se io cucino per uno solo mi aspettavo un consumo molto maggiore, perchè si tratta pur sempre di impiegare assorbimenti di kW, almeno nelle fasi di riscaldamento iniziale, o per l’ebollizione dell’acqua. Durante le cotture si usano comunque varie centinaia di Watt.

Ebbene, nell’arco di un anno per me si è trattato di soli 93 KWh, su un totale di 1500-1600 kWh di corrente di casa (circa il 6%), per una spesa di soli 24€ all’anno, 2€ al mese!

Considerare che non ho asciugatori, condizionatori, boiler, stufette elettriche e non stiro… altrimenti l’incidenza sarebbe ancora più bassa.

E’ molto meno di quanto consumo di frigorifero (240 KW/anno) o di computer (almeno 270KWh/anno).

Se si conta anche la spesa per il riscaldamento e acqua calda, il consumo dei fornelli diventa invisibile.

Aumentando il numero delle persone, il consumo non aumenta direttamente in proporzione, ma di meno, perché più porzioni si cucinano in un’unica pentola, meno calore va disperso.

Il nostro utente ‘checco’ (famiglia di 3 persone in cui si cucina non poco e due persone cucinano a pranzo durante la settimana), ha riportato che il suo consumo di gas usato solo per i fornelli era di 78 Smc/anno, per una spesa di 120 €/anno (prezzo gas 2018, compreso il canone fisso). Con l’induzione nei 12 mesi seguenti ha consumato 348 kWh, in linea con le stime previste, e con una spesa di 80 di consumo in corrente (a 0,23€/kW).

Quindi insomma, chi è in fase di decisione se passare all’induzione, non è del consumo dei fornelli che si deve preoccupare. In nessun caso vedrà un’impennata della bolletta della luce.

In sostanza si vedrà aumentare di poco la bolletta elettrica, circa di quanto diminuirà quella del gas. A seconda di quanto si paga il gas metano, si può pagare poco di più, o addirittura qualcosa di di meno, con l’induzione. Per 4 persone la differenza in più potrebbe essere di max.10-20€/anno. Una cifra irrisoria rispetto ai vantaggi portati dall’induzione.

Per il consumo di gas metano in cucina, in rete si trova la stima di 80-100 mc/anno per famiglie di 3-4 persone, per un costo di 64-80€ (a 0,8 €/mc con IVA). Se qualche utente ci può fornire i dati sui suoi costi del gas solo per uso cucina, sarebbe utile.

Chi ha il gas solo per uso in cucina, spesso paga di costi fissi più di quanto consumi in mc di gas, soprattutto se per 1-2 persone. I costi fissi al mese mi risulta che vadano dai 5 fino ai 15€/mese, per 60-180€/anno, a seconda di come sono applicati i costi di distribuzione. A questo cui si aggiungono i pochi mc di gas consumato. Quindi se si toglie il gas, si spenderà meno con l’induzione! Se però si dovesse o volesse aumentare la potenza del contatore, i maggiori costi fissi mensili della tariffa elettrica potrebbero annullare o superare il risparmio sui costi fissi del gas, per pochi € all’anno. Rimane il fatto che cucinare con l’induzione sarà molto più gradevole!

Tenere presente che il costo del metano tende ad aumentare più in fretta di quello della luce, come sta già avvenendo ovunque negli ultimi anni. In futuro il bilancio potrebbe spostarsi a totale vantaggio dell’induzione. Il metano proviene solo da depositi fossili non rinnovabili o da biomassa, che è rinnovabile solo in parte, ha una resa produttiva molto bassa e può coprire solo una piccola parte del fabbisogno di gas. L’energia elettrica invece si può produrre in tanti modi e si trasporta facilmente.

Chi usa il GPL in bombolaspende invece già ora molto di più che con l’induzione!

80-100 mc di metano corrispondono a 60-75 Kg di GPL, per un costo di ben 132-165€ all’anno (a 2,2€/Kg GPL).

Infine bisognerebbe considerare anche il tempo ed i costi di pulizia, che non ci sono con l’induzione. Per pulire i fornelli a gas nell’arco dell’anno sono necessarie quantità notevoli di detergenti (Cif, VIM e simili) e di varie pagliette abrasive, che alla fine dell’anno hanno un costo di vari €.

Con l’induzione basta una passata con la spugna e detersivo che si usano per i piatti, ed è fatto. Il tempo impiegato in meno è enorme (vedere questo video).

Per un calcolo preciso del proprio consumo in soldi, dipende da com’è fatta la propria tariffa. Il prezzo al KWh indicato nelle tariffe (0,06-0,07 €/kWh) è inverosimilmente basso e non è di nessuna utilità al calcolo! A questo costo vengono aggiunti altri costi tasse che lo fanno di fatto lievitare fino ai consueti 0,25€/kWh.

In Italia la bolletta è composta in gran parte da costi fissi e variabili poco calcolabili a priori e poco chiari. Il costo reale al KWh è impossibile da definire con certezza. Varia in base alla fascia oraria, sconto sulla prima parte di KWh consumati nel mese, rincaro per i KWh successivi, ecc. Una parte dei costi fissi legati alla distribuzione varia anche in base al consumo. Poi c’è la distinzione assurda fra cliente residente e non residente…

In Germania le tariffe sono molto semplici. Sono composte solo da una quota fissa (6-10€/mese a seconda della zona geografica) che rimane invariabile rispetto al consumo, e da un costo al KWh ben prefissato. Più KWh si consumano, più si paga e stop. Non ci sono gli scaglioni di consumo, praticamente nessuno usa le fasce orarie, e non ci sono aumenti di costo fisso in base alla potenza di contatore.

Qui in Germania oggi il costo medio è di circa 0,24 €/KWh (con iva al 19%) e oggi è quasi identico per le tariffe con energia mista che con solo energie rinnovabili. In Italia non credo che si superino gli 0,25-0,35€/KWh di costo effettivo.

Questi valori indicano anche come avere una maggiore potenza di allacciamento (11KW trifase nel mio caso) rispetto ai 3 kW, non significa sperperare più energia, ma solo potere coprire picchi istantanei di assorbimento più alti.

Questo mostra anche come in Italia il balzello di costi fissi di circa 90€/anno in più rispetto al 3kW, per avere solo 6kW, è già da solo quanto si consumi per il piano cottura in 4 persone.

Io in 2 mesi spenderei più di costo fisso aggiuntivo, che di quanto consumi per i fornelli in tutto l’anno!

Certo aumentando il contatore ne beneficia la comodità d’uso anche degli altri elettrodomestici, ma mi sembra un furto gratuito, per avere la miseria di 3kW in più (rimanendo in monofase).

Consumi per singole cotture:

Il mio consumo corrisponde a una media di 0,26 kWh al giorno, calcolato su 355 giorni (circa 10 giorni all’anno non ci sono).

Per avere un’idea più precisa, queste sono alcune delle cotture più dispendiose, fra quelle che faccio di solito. Le quantità cucinate sono però utilizzabili per 4-5 persone:

– Risotto con funghi secchi con 500g. di riso: 0,54-0,6 kWh (compreso il riscaldamento dell’acqua da aggiungere).

– 1Kg di fagiolini freschi in padella con pomodoro (compresa la scottatura in pentola a pressione e soffritto): 0,64 kWh.

– 500g fagioli secchi in pentola a pressione, con soffritto: 0,6 kWh.

Per raggiungere e superare la media di 1KWh al giorno bisogna quindi cucinare un bel po’, e tutti giorni.

Il contatore:

Per chi volesse divertirsi con un contatore dedicato, qui è come ho montato il mio, dentro il mobile dietro i cassetti, sotto il piano.

Questo contatore è trifase, ma ci sono anche monofase. Sono larghi 1/3 di questo ed il display è in verticale. Se si vogliono fare confronti fra singole cotture sono necessarie almeno 2 cifre decimali.

In monofase, attenzione che il contatore sopporti una corrente adeguata all’assorbimento effettivo del piano.

L’ingresso di rete è il cavo bianco e il cavo del piano è quello nero. Come si vede, una fase non è utilizzata dal piano.

Questo modello indica anche l’assorbimento istantaneo in kW.

Foto 1: le 2 zone di destra sono al massimo (utilizzano la fase 1)

Foto 2: Le 2 zone di sinistra sono al massimo (utilizzano la fase 2)

In questo piano, quando le 2 piastre di sinistra (18 cm 1800W e 21cm 2300W) sono al massimo, una delle 2 viene abbassata al livello 8 dal power manager interno, per non superare il limite dei 3700W per fase, di cui si è parlato in altre parti sul forum.

Foto 3: Il power manager abbassa a 8 la zona delle due che viene impostata per penultima:

Foto 4: Tutte e 4 le zone al massimo (durante il funzionamento il valore totale varia fra 6,6 e 6,9kW a seconda dei momenti e di come stanno funzionando gli inverter):

Il valore di etichetta (7,4KW in questo caso) è sempre riferito alla tensione nominale di 230V, mentre la tensione reale è spesso inferiore. Quando le piastre assorbono molta corrente, la tensione scende ulteriormente di diversi volt sulla presa del piano, a causa della caduta nei cavi.


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